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Incontro con il prof. Claudio Conti, autore del libro “Mi ricordo” - Giovedì 2.5.2019, aula magna Stoppa

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Ai primi di maggio, l’ex collega Claudio Conti, in passato docente di Francese al Compagnoni, è venuto allo Stoppa a presentare il suo libro ai ragazzi di 3E-3F-4E-4F-5E-5F. Già dal titolo (Mi ricordo. Appunti quotidiani di un figlio che ha vissuto la progressiva demenza dei suoi genitori, Imola, Bacchilega editore, 2018, pp. 157, € 10), si capisce perché l’incontro fosse rivolto alle classi dell’indirizzo Servizi Socio-Sanitari. Oltre a Claudio, in pensione dal 2011, fra  i relatori, c’erano il dottor Franco Stefani, geriatra dell’ospedale di Lugo, e la signora Carla Montanari, presidente della Associazione Alzheimer Lugo di Romagna “diamo voce a chi dimentica”. Quello di Conti è un esercizio di scrittura autobiografica, così come inteso e proposto dal filosofo dell’educazione Duccio Demetrio. Attraverso la scrittura, l’autore rimuove angosce e ferite dell’anima, procurate in mesi e mesi di convivenza con i genitori nella fase terminale della malattia. Ma non si limita solo a questo. Conti trova il modo di raccontare anche di sé, della sua infanzia povera ma felice a Spazzate Sassatelli. Curiosa è la localizzazione della sua proprietà: la corte si trova in comune di Imola, mentre casa e proservizi figurano in quello di Conselice. Il diario incomincia con la data del 4 gennaio 2013, ma – come detto – fra una annotazione e l’altra l’autore ritrova sempre se stesso e il suo passato. I suoi compagni di classe, fra cui il futuro ministro Giuliano Poletti, che a calcio giocava in porta, le feste patronali (a Spazzate il patrono è Sant’Antonio abate, che si festeggia il 17 gennaio) il suo mentore Enrico Gualandi, ex sindaco di Imola che lo introdusse al lavoro giornalistico di corrispondente de l’Unità e lo avviò ai primi viaggi in Francia. E poi la scuola, prima l’Istituto Magistrale a Ravenna e poi la laurea ad Urbino con un bel 110/110, ottenuto il 28 giugno 1974. Il 6 gennaio 2013, quando il diario riprende, Claudio festeggia i 63 anni e il 9 dello stesso mese cominciano i dialoghi con i due anziani genitori, Dino Conti (18.8.1914 – 25.3.2013) e Armanda Bartolini, di origini sampatriziesi, che morirà il 15 maggio 2015. All’attenta e competente osservazione della penna di Claudio non sfugge niente: quando Armanda dà da bere al marito Dino col catino invece del bicchiere (p. 30), oppure quando ella mette lo zucchero nella minestra o tenta di infilare, per effetto della aprassia, il pantalone del pigiama cominciando dalla testa. Non si autocensura il figlio-Claudio. Ammette di perdere spesso la pazienza, ma subito riconosce di sbagliare così facendo. Egli è il caregiver familiare, che ha sulle spalle il gravoso carico assistenziale, essendo l’unico familiare (il fratello Wladimiro era prematuramente scomparso nel 1998), che può occuparsi dei genitori, oltre alle anziane sorelle della madre, Oriana e Adriana. Nei mesi più duri, gli sono state di aiuto, oltre alla badante, anche la psicologa dell’Ausl, Laura Marchesini, e la rete rappresentata dalle figure degli altri due relatori, il dottor Stefani e la signora Montanari. Nel corso delle due ore, sono stati toccati tanti aspetti: medici, psicologici, personali, sociali, le situazioni di afasia, aprassia, agnosia, il wandering, la coprolalia, le allucinazioni, la lunga sequela di medicinali (Tavor, Prisma, Dobren, Serenase). Sono state fatte anche alcune letture, soprattutto di dialoghi che con molto realismo l’autore ha restituito in originale dialettale e successiva traduzione in lingua italiana. Non è rimasto fuori il grido disperato di mamma Armanda: “Mama meia, fam murì che an gna feg piò! “ (Mamma mia, fammi morire che non ce la faccio più!, pp.78-79). Struggente è il “dialogo” di Claudio con l’urna delle ceneri del padre Dino, morto il 25 marzo 2013 alle ore 15 e i sensi colpa che riaffiorano in lui, figlio stressato, che annota “Avrei dovuto essere più dolce, più calmo, più lento in quei momenti” (p. 89). Dopo la morte del padre, resta l’assistenza alla madre, che in data 2 aprile 2013, messa sulla bilancia, pesava 40 kg. Dimessa dalla RSA il 3 giugno 2014, l’anziana signora morirà il 15 maggio 2015; il libro si chiude con le sue ceneri che, dalle ore 11 del 27 maggio 2015, riposano accanto a quelle del marito (p. 157). Pur essendo trascorsi alcuni anni, il lutto forse non è stato ancora del tutto elaborato e come ha detto l’autore, “quando scrivevo, io non scrivevo per gli altri, scrivevo per me”. Però, ora, la sua testimonianza può essere di aiuto per altri che si trovano a dovere affrontare la medesima situazione (copia del libro si trova nelle principali biblioteche della zona). La “rete” di supporto creatasi c’è, basta saperlo, conoscerla e lavorare assieme come ha proposto, al termine della seduta, la presidente Montanari, la quale per l’a.s. 2019/2020 intende avviare una partnership con lo Stoppa, che è ben lieto di sfruttare queste importanti occasioni di formazione e riflessione su tematiche professionali. (gb)

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